Spazio Immagine
Via Silvio Pellico 15 – Busto Arsizio (Va)
Apertura: sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.30
Ingresso libero
BODIES
Questo progetto nasce da una ricerca personale, ha origine da un omaggio alla forma che ci è più familiare: il corpo. La scelta cade su quello femminile, inteso non come oggetto di desiderio, ma come canone di perfezione formale, un punto di partenza assoluto.
Bodies è un progetto che gioca a tradire le aspettative.
Le immagini, pur partendo dal nudo, sono state metodicamente spogliate di ogni contesto erotico o stereotipo sociale. Il corpo smette di essere biologia per diventare pura forma. Diventa un manifesto visivo: “siamo questo, ma possiamo essere qualunque cosa”.
Il processo creativo è un’inversione della pittura classica. Invece di riempire una griglia predefinita per svelare un’immagine, qui i frammenti fotografati della “griglia”— pelle, linee, curve isolate — vengono usati per costruire architetture organiche che prima non esistevano, come fosse un mosaico. Ogni frammento è specchiato, capovolto, accostato. La sua natura non viene mai distorta; a cambiare è solo la sua funzione.
Il risultato è un affascinante paradosso. A prima vista, le opere possiedono un’eleganza “statutaria”, quasi nascessero dal marmo. Ma sono statue vive. Il nostro occhio riconosce istintivamente la materia umana, ma non trova la forma attesa. Basta avvicinarsi e l’occhio scopre l’ancoraggio indelebile alla realtà: la grana della pelle, i pori, i nei. È un gioco continuo tra l’ideale e l’umano, tra la forma pura e la sua origine carnale.
In questo, il bianco dominante non è mai vuoto. È uno spazio carico di potenziale, è il silenzio che permette alla forma di parlare. È un luogo di purezza e pace. E i neri, quando appaiono, sono pieni, definitivi.
Queste nuove anatomie funzionano così come superfici di proiezione. Non sono test, ma specchi. Invitano l’osservatore ad avvicinarsi, a indagare, a usare la propria curiosità come strumento. È un viaggio che parte dalla pelle e costringe a cercare l’origine della forma, a domandarsi cosa si stia vedendo davvero.
Un viaggio che scompone il corpo per creare infiniti nuovi corpi.
Per Matteo Engolli la fotografia non è una questione di categorie, ma di connessioni. Sebbene il suo percorso professionale abbia toccato ambiti diversi, il centro di gravità della sua produzione rimane l’essere umano.
La sua cifra stilistica si muove su un doppio registro. Da una parte c’è l’approccio diretto e puramente fotografico, che non teme la verità esplicita del corpo ma la documenta con rigore e profondo rispetto, dall’altra, come accade in questa mostra, emerge una ricerca che spinge l’immagine oltre il dato reale, trasformando la materia in forma e astrazione enigmatica. Il suo percorso professionale è segnato sia da successi individuali che da importanti sodalizi creativi. Come autore ha realizzato ritratti editoriali pubblicati su testate come Maxim, numerose riviste online ed edizioni uniche stampate, ha ottenuto il prestigioso Silver Award nel volume “Graphis Nudes 5”.
Fondamentale è la collaborazione con l’Art Director Andrea Castelletti: una sinergia in cui il concept direttivo trova forma concreta nell’interpretazione fotografica di Engolli. Da questo binomio sono nati progetti di rilievo, tra cui campagne sociali per Grazia, la selezione nel progetto “Good50x70” (esposto alla Triennale di Milano e in un tour internazionale), l’inserimento nell’antologia “From Head to Toe” (Rizzoli NY) e la realizzazione della locandina per il film “Sacro GRA”, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.
In Bodies, Matteo Engolli porta la sintesi di questa esperienza: una fotografia che parte dalla realtà tangibile della pelle per esplorare, senza filtri, la complessità della forma umana.


