Palazzo Leone da Perego
Via Gilardelli, 10 – Legnano (Mi)
Apertura: sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19
Inaugurazione sabato 7 marzo 2026 alle 18
Chiuso domenica 5 aprile 2026 (Pasqua) – Aperto lunedì 6 aprile 2026
Visite guidate gratuite su prenotazione ai seguenti recapiti: T 0331-471.575 / 578 – e-mail: ufficio.cultura@comune.legnano.mi.it
Ingresso libero
SHADOWS OF KURDISTAN / OMBRE DEL KURDISTAN
a oltre un secolo l’identità culturale curda è oggetto di repressione e frammentazione. Dal 1916, anno in cui il Kurdistan venne diviso tra Turchia, Iraq, Iran e Siria dalle potenze europee, il popolo curdo vive una condizione di negazione politica e culturale che perdura fino a oggi. Il progetto fotografico Ombre del Kurdistan nasce dall’esigenza di esplorare in profondità la cultura curda e la sua complessa realtà politica, in un contesto segnato da conflitti armati in tre dei quattro Paesi che ospitano il Kurdistan storico.
Il progetto intende mostrare ciò che rischia di andare perduto in assenza di pace, ma allo stesso tempo affermare con forza che la guerra non è l’unica dimensione dell’esperienza curda. Accanto al conflitto sopravvivono una vita quotidiana intensa, una cultura vitale e un patrimonio umano e simbolico di straordinaria ricchezza.
Nel corso del tempo, tutte le comunità curde hanno subito processi di assimilazione forzata: la libertà di vivere la propria cultura, di parlare la propria lingua e di conoscere la propria storia è stata sistematicamente limitata. Ombre del Kurdistan si propone di contribuire alla riscoperta di un’identità culturale condivisa, restituendo dignità e visibilità al popolo curdo attraverso lo sguardo fotografico. Un ulteriore obiettivo del progetto è sottolineare l’importanza del rispetto di tutte le identità culturali, non come elemento di divisione, ma come strumento di dialogo e comprensione reciproca.
I circa trenta milioni di curdi hanno conosciuto ben poca pace nel secolo trascorso dalla spartizione del loro territorio; per il popolo curdo, la pace assume i contorni di un’attesa infinita, simile a quella narrata da Samuel Beckett in Aspettando Godot. Eppure, sullo sfondo della guerra, resiste un’eredità culturale profonda e resiliente. Le immagini di questo progetto raccontano la cultura, la vita quotidiana, la situazione politica e i paesaggi del Kurdistan.
Il lavoro è stato realizzato seguendo un approccio di slow journalism: una fotografia che nasce dalla permanenza nei luoghi, dall’ascolto e dall’osservazione prolungata, capace di cogliere le sfumature sociali, culturali e politiche di ogni comunità. Attraverso questo progetto, la fotografia diventa strumento di narrazione e testimonianza, un modo per raccontare la storia del Kurdistan e del suo popolo.
Murat Yazar è un fotografo curdo originario della Turchia orientale. Attivo come fotografo freelance dal 2008, ha sviluppato numerosi progetti fotografici in Kurdistan, Medio Oriente, Armenia, Georgia, Iran ed Europa. Ha attraversato l’Anatolia fino alla Georgia percorrendo a piedi 1.200 km nell’ambito del progetto internazionale Out of Eden Walk. Dal 2017 vive e lavora in Italia.
- Borse e riconoscimenti selezionati
Pulitzer Center Grant, Lost Paradise – Sistema fluviale del Tigri e dell’Eufrate (2024)
W. Eugene Smith Grant (2024)
Ombre del Kurdistan, ISMEO – Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente e Istituto Kurdo di Roma
Collaborazione con le Università di Rochester e Cornell, After Curfew – Silvan e Sur, Turchia
Gran Premio, Banff Mountain Photo Essay Competition (2020) - Pubblicazioni selezionate
National Geographic, The New York Times, Yale 360, Artribune, Le Courrier, Now Magazine, IZ Magazine, Travel Globe Magazine, Saiten Magazine



