Galleria Boragno
Via Milano 4 (centro storico) – Busto Arsizio (Va)
Apertura: venerdì dalle 15 alle 18.30 – sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.30
Inaugurazione: sabato 11 aprile alle 11
Ingresso libero
Insomnia Brasiliensis
All’inizio prevale lo sgomento, come quello dell’insonnia, sospesi tra sogno e veglia. Brasilia non è una città nel senso tradizionale: non ha un centro, né un cuore riconoscibile; al suo posto ci sono spazio, alberi e terra rossa che sovrastano persone, monumenti e palazzi. Dopo lo sgomento subentra lo stupore: la Brasilia modernista, progettata da Oscar Niemeyer e Lucio Costa, è una “pagina bianca” che esprime un ideale di armonia estetica e sociale più che la storia vissuta. Gli edifici sono sculture abitabili, i percorsi liberi e lineari, ma questa vastità mette l’essere umano in posizione di esposizione e vulnerabilità.
Le strade sono codificate con lettere e numeri, rendendo la città enigmatica e non immediatamente comprensibile: un’allucinazione reale, in cui l’umano appare minuscolo. Brasilia promette libertà e modernità, ma già rivela fratture sociali: i funzionari vivono in quartieri privilegiati, mentre le classi lavoratrici sopravvivono in periferie degradate. Vista dall’alto, assume forme di uccello, aereo o farfalla, simbolo di aspirazioni mai completamente realizzate. L’unicità di Brasilia risiede nell’essere incomprensibile ma affascinante, simile a un’insonnia da accettare.
Nato a Roma nel 1966, con formazione in sociologia e carriera nella comunicazione istituzionale europea, si dedica ora alla fotografia come strumento di osservazione critica. Ha vissuto in vari paesi tra cui Brasile, dove ha trascorso 15 anni, sviluppando un legame profondo con il Paese. La sua mostra su Brasilia indaga la città come spazio di sospensione, dove l’assenza di centro e la monumentalità producono stupore e spaesamento, esplorando il rapporto tra architettura, realtà e immaginario. I suoi lavori sono stati pubblicati da testate internazionali e commissionati da organizzazioni ONU, con mostre in America Latina e workshop fotografici con adolescenti. Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha dedicato una sezione al suo percorso umano e fotografico.


