Palazzo Leone da Perego
Via Gilardelli, 10 – Legnano (Mi)
Apertura: sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19
Inaugurazione sabato 7 marzo 2026 alle 18
Chiuso domenica 5 aprile 2026 (Pasqua) – Aperto lunedì 6 aprile 2026
Visite guidate gratuite su prenotazione ai seguenti recapiti: T 0331-471.575 / 578 – e-mail: ufficio.cultura@comune.legnano.mi.it
Ingresso libero
MOSCA E I VILLAGGI DELLA SUA INFANZIA
Emil Gataullin nasce nel 1972 in Russia, in una famiglia in cui la musica è linguaggio quotidiano: il padre cantante, la madre insegnante di musica. L’infanzia si divide presto tra la città e il villaggio. La famiglia si trasferisce a Kazan, grande centro urbano, ma il legame più profondo resta con il luogo delle origini, dove Emil trascorre le estati con la nonna e uno zio. È lì, tra spazi aperti e ritmi lenti che si forma uno sguardo destinato a tornare, negli anni, come memoria e come necessità.
Dopo il diploma in pittura monumentale presso l’Istituto d’Arte Surikov di Mosca, Gataullin approfondisce la fotografia studiando con Alexander Lapin, una delle figure centrali della fotografia russa contemporanea. A partire dalla fine degli anni Novanta collabora con numerose riviste internazionali, tra cui GEO, LFI, Black + White Photography, Schwarzweiss e Russian Reporter. Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali in Germania, Francia, Italia e Russia, ed è stato premiato con importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Monovisions Photography Awards (2017), PhotoVisa (2015) e l’Alfred Fried Photography Award (2014).
Oggi vive a Korolëv, cittadina dell’oblast’ di Mosca, a breve distanza dalla capitale.
Il filo conduttore della ricerca fotografica di Emil Gataullin è l’attenzione profonda per le persone e per il rapporto intimo che esse intrattengono con i luoghi che abitano. I villaggi russi costituiscono il cuore della sua opera, ma anche Mosca entra nel suo campo visivo, osservata non come metropoli astratta, bensì come spazio umano attraversato da gesti, attese e frammenti di vita quotidiana.
Grazie alle sue immagini, possiamo cogliere la vita sociale di Mosca oggi. Le fotografie presentate in mostra sono state realizzate nel 2025 e restituiscono il volto contemporaneo della capitale russa lontano da ogni retorica monumentale. Gataullin osserva la città dal basso, a misura d’uomo, soffermandosi su incontri casuali, sguardi, gesti minimi, pause improvvise nel flusso incessante urbano. La Mosca che emerge dai suoi scatti è un organismo vivo, attraversato da contraddizioni e delicatezza, dove l’individuo rimane al centro della scena. Anche nella densità della metropoli, il fotografo rintraccia momenti di silenzio e di intimità, rivelando una continuità profonda tra la vita cittadina e quella dei villaggi: cambia lo scenario, ma resta intatta l’attenzione per l’essere umano e per il suo modo di abitare il tempo.
In questo dialogo tra passato e presente, tra centro e periferia, le immagini di Gataullin diventano un ponte emotivo, capace di raccontare la Mosca di oggi come parte di una stessa storia più ampia, fatta di memoria, appartenenza e sguardi che resistono allo scorrere veloce del mondo.
Mosca è una città dinamica, intensa, attraversata da un’energia continua che comprime lo spazio e accelera il tempo. È un luogo in cui tutto accade simultaneamente, dove il movimento è costante e il ritmo incalzante. Nella vita cittadina si possono cogliere una molteplicità di situazioni e di atmosfere: architetture che segnano il paesaggio urbano, spazi di incontro e di passaggio, luoghi informali abitati soprattutto dai giovani, dove la socialità prende forma in modo spontaneo e mutevole.
Allontanarsene significa varcare una soglia invisibile, entrare in un altro mondo. Nei villaggi la percezione cambia: lo spazio si apre, il tempo si dilata. I passi diventano più lenti, il corpo ritrova il desiderio di camminare senza una meta precisa. Lontano dalla verticalità degli edifici e dalla densità urbana, la vita riprende un ritmo naturale ed essenziale. È in questo altrove che lo sguardo può finalmente sostare, ascoltare, respirare. Un rifugio necessario, in cui l’esistenza torna a misurarsi con la distanza, il silenzio e la durata.



